Campagne Email
Aggiornato 2026

Come usare newsletter e messaggi per un bar o una caffetteria

Per un bar l’email non è il canale principale: pesano di più Google Maps, Instagram e gli orari aggiornati. Diventa utile se hai una clientela ricorrente, organizzi serate o aperitivi su prenotazione, oppure vendi chicchi e capsule online. Per una lista piccola Brevo è la scelta più pratica, perché unisce email, SMS e WhatsApp; MailerLite basta per una newsletter essenziale. Da verificare: come raccogliere gli indirizzi alla cassa con consenso, se il piano gratuito copre i tuoi invii e chi gestisce i dati su intolleranze e preferenze alimentari.

Strumenti consigliati

01

Brevo

Brevo è la scelta più pratica per un bar o una caffetteria con una lista piccola: email, SMS e campagne WhatsApp nello stesso account. Finché la lista resta sotto i 300 indirizzi, un avviso per serata o per orari speciali entra nel tetto di 300 email al giorno del piano gratuito indicato su brevo.com/pricing. Il limite: tra le funzioni elencate non compare un programma fedeltà a punti, quindi se ti serve verifica prima come gestirlo con un altro servizio.

Scelta migliore

brevo.com

02

MailerLite

MailerLite è semplice e basta per una newsletter mensile con le novità del locale. Un bar di quartiere supera di rado i 250 iscritti, soglia entro cui mailerlite.com/pricing indica un piano gratuito con 2.500 email al mese, dieci invii a tutta la lista. Tra le funzioni elencate non figurano gli SMS, quindi per avvisi dell’ultimo minuto servono altri canali.

Ideale per una newsletter essenziale

mailerlite.com

03

Mailchimp

Tra le integrazioni elencate ci sono WordPress, Canva e Zapier: utile se il sito del locale è su WordPress e le grafiche le fai con Canva. Il piano Essentials parte da 13 $ al mese a 500 contatti, secondo mailchimp.com/pricing, e sale con la lista: per un bar con poche centinaia di iscritti chiediti se modelli e automazioni valgono il canone.

Ideale per chi ha un sito WordPress

mailchimp.com

04

Omnisend

Se oltre al bancone vendi chicchi, capsule e kit regalo online, Omnisend aggiunge carrello abbandonato e post acquisto; il piano gratuito ha 250 contatti e 500 email al mese, secondo omnisend.com/pricing. Per un bar che vende solo al banco è inutile: pagheresti funzioni ecommerce che non userai.

Ideale per torrefazioni con e-shop

omnisend.com

05

Kit (ConvertKit)

Kit, già ConvertKit, è pensato per chi pubblica contenuti: se racconti miscele, origini e metodi di estrazione, il piano gratuito arriva a 10.000 iscritti per newsletter e moduli, secondo kit.com/pricing. Le automazioni visive e le sequenze partono dal piano Creator, circa 33 $ al mese a 1.000 iscritti con pagamento annuale. Per un bar di quartiere è eccessivo.

Ideale per chi racconta il caffè

kit.com

06

HubSpot

Se vendi caffè anche a studi, uffici e ristoranti, HubSpot tiene contatti e trattative in un CRM; la versione gratuita include 2.000 invii email al mese con il marchio HubSpot, secondo hubspot.com/pricing/marketing. Per i clienti del bancone è più del necessario, e i piani con più automazioni salgono molto di prezzo.

Ideale per forniture a uffici e ristoranti

hubspot.com

07

Constant Contact

L’interfaccia è pensata per piccole attività, con modelli e programmazione degli invii; automazioni e test A/B partono dal piano Standard, secondo constantcontact.com/pricing. Non c’è un piano gratuito permanente, solo una prova, e per un bar con pochi iscritti costa più dei piani gratuiti. Verifica se supporto e interfaccia sono in italiano.

Ideale per chi ha poco tempo

constantcontact.com

Cosa valutare prima di scegliere

Iscrizioni dalla cassa e carta fedeltà

La fedeltà più diffusa in Italia è la tessera con i timbri. Se la digitalizzi, chiedi se lo strumento email gestisce i punti o se serve un servizio separato. Per l’email conta raccogliere l’indirizzo alla cassa in pochi secondi: QR code sul bancone, modulo breve, casella di consenso non preselezionata e conferma via email prima di iscrivere. Non copiare gli indirizzi dalle prenotazioni dei tavoli.

Calendario di un bar, con poche mosse

Il bar vive di stagioni: colazioni e cioccolata calda d’inverno, granite e aperitivi d’estate, panettone a Natale, chiusura di Ferragosto, ponti del 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Costruisci un calendario di sei o otto invii l’anno, ciascuno con una ragione chiara come orari ridotti, nuova miscela o serata a tema, invece di una newsletter fissa senza notizie. Scegli uno strumento che ti lasci duplicare e programmare i messaggi.

Testo corto e un pulsante

Chi legge la tua email è in coda alla cassa dell’ufficio o in treno. Il messaggio deve stare in tre righe, con un pulsante chiaro, per esempio Vieni a provarlo, e con orari e indirizzo in evidenza. Controlla che l’editor mostri l’anteprima mobile e che i pulsanti restino grandi: i modelli pensati per newsletter lunghe e fitte non sono adatti a un bar.

Segmenti per momento e per sede

Il cliente del mattino, che prende il caffè prima di andare in ufficio, e quello dell’aperitivo hanno bisogni diversi, ma segmenta solo se raccogli il dato in modo semplice: una domanda all’iscrizione, tra colazione, pranzo e aperitivo, è più affidabile che dedurlo dagli scontrini. Se hai più locali serve un campo sede, per scrivere solo ai clienti della zona interessata.

Costo per iscritto e tetto di invii

Una lista di bar è piccola, quindi contano le prime fasce di prezzo e i tetti di invio. Leggi se il costo dipende dai contatti, come in Mailchimp e MailerLite, o dal volume di email, come in Brevo, e se gli indirizzi disiscritti vengono contati. Poi prova un mese reale: un avviso per serata, la newsletter di fine mese e il messaggio prima delle ferie devono stare dentro i limiti senza costringerti a spezzare gli invii.

WhatsApp, SMS e consenso

Per avvisi dell’ultimo minuto, come una chiusura improvvisa o un evento stasera, un messaggio WhatsApp o un SMS è più rapido, ma richiede un consenso specifico sul numero e crediti di invio. Verifica se lo strumento email li include, quanto costano e come registra il consenso. Non usare la rubrica personale come lista marketing: è una scorciatoia frequente nelle piccole attività, e un errore.

Per approfondire

Domande frequenti

Un bar ha davvero bisogno dell’email marketing?

Dipende da cosa vendi. Un bar di passaggio, con clientela occasionale, ottiene di più da Google Maps, Instagram e orari sempre aggiornati. L’email serve se hai una clientela ricorrente, di quartiere o d’ufficio, se organizzi serate o aperitivi su prenotazione, se vendi online chicchi e capsule oppure forniture ai professionisti. In quei casi conviene una lista piccola e curata, non un invio mensile a tutti.

Come uso l’email per serate a tema e musica dal vivo?

Invia l’invito sette o dieci giorni prima, con data, ora, indicazione se serve prenotare e un pulsante per chiamare o scrivere su WhatsApp; il giorno stesso manda un promemoria breve solo a chi ha risposto. Se i posti sono limitati, scrivilo chiaramente. Se l’evento è legato a un artista, verifica i diritti d’uso di nome e immagini nelle comunicazioni commerciali.

Cosa mando prima delle chiusure per ferie e per i ponti?

Due messaggi: uno circa dieci giorni prima con le date di chiusura e di riapertura, uno il giorno prima con orari e alternative. Per Ferragosto e per i ponti del 25 aprile, dell’1 maggio e del 2 giugno specifica anche gli orari ridotti. Alla riapertura manda un messaggio con una novità, come una nuova miscela o una colazione autunnale, per far tornare i clienti al rientro di settembre.

Posso vendere tessere prepagate o abbonamenti al caffè?

L’email può comunicare saldo e scadenza di una tessera prepagata, per esempio dieci caffè con uno in omaggio, ma la contabilità la tiene la cassa o un servizio dedicato. Se vendi tessere con scadenza, annotala in un campo del contatto per mandare un promemoria prima che scada. Per gli aspetti fiscali, come scontrini e corrispettivi, chiedi al tuo commercialista.

Come gestisco intolleranze e preferenze alimentari dei clienti?

Se chiedi senza lattosio o senza glutine per proporre il prodotto giusto, raccogli un dato che può riguardare la salute. Chiedilo solo se serve e con consenso, non usarlo come campo di personalizzazione nel testo e non metterlo nei segmenti di un fornitore generalista. Per una preferenza di gusto, come latte vegetale o decaffeinato, il rischio è minore, ma indicalo comunque nell’informativa.

Quanto costa in tutto una newsletter per un bar?

Con meno di 250 contatti lo strumento può costare zero, ma conta il tempo: un’ora a settimana tra scrittura, foto e pubblicazione. Aggiungi il costo di eventuali SMS o WhatsApp, che si pagano a messaggio, e di un dominio con un indirizzo mittente professionale. Se il tempo è il vero limite, scegli un invio mensile e un’automazione di benvenuto: due contenuti scritti una volta sola.

Cosa scrivo nell’email di benvenuto?

Una sola email, subito dopo l’iscrizione: ringrazia, ricorda che cosa riceverà e con quale frequenza, indica indirizzo e orari e proponi un primo motivo per tornare, che non deve per forza essere uno sconto: può essere l’assaggio di una miscela nuova. Non chiedere tutto insieme, una domanda sulle preferenze basta. Aggiungi il link per annullare l’iscrizione e quello all’informativa privacy.

Conviene mandare coupon agli iscritti?

Un coupon funziona se lo puoi riconoscere alla cassa: un codice breve o una schermata da mostrare. Limitalo a un uso per persona e a una data, e dichiaralo nelle condizioni. Se ne mandi sempre, abitui i clienti ad aspettare lo sconto: alterna offerte e notizie. Per tracciarne l’uso il registratore di cassa o il gestionale devono poter inserire il codice, altrimenti conti a mano.

Come chiedo recensioni senza infrangere le regole?

Dopo un evento o un ordine online invia un messaggio breve con il link alla scheda Google del locale. Non offrire sconti in cambio di recensioni positive: le regole delle piattaforme e quelle sulle pratiche commerciali scorrette lo sconsigliano, e per i dettagli conviene sentire un consulente. Chiedi invece, con un campo libero, che cosa è mancato: aiuta più di una stella in più.