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Aggiornato 2026

Email marketing e GDPR: come scegliere uno strumento senza sbagliare

Per una piccola impresa italiana, la scelta dello strumento è il passo meno decisivo del GDPR: nessun fornitore ti rende conforme da solo, perché il titolare del trattamento sei sempre tu. Esistono però differenze concrete da verificare: un accordo di trattamento (DPA) che puoi consultare e firmare, informazioni su dove sono i dati, un registro del consenso esportabile e la possibilità di cancellare un contatto per intero. Qui vedi cosa chiedere a MailerLite, Brevo, ActiveCampaign e agli altri, con i riferimenti all’art. 130 del Codice Privacy, al Garante e a ciò che spetta al tuo consulente.

Strumenti consigliati

01

MailerLite

MailerLite è una scelta solida se vuoi un fornitore con informazioni chiare sul trattamento dei dati: la scheda pubblicata dal produttore indica archiviazione nell’Unione europea e certificazione ISO 27001, e tu puoi chiedere il DPA e leggerlo. Questo non ti rende conforme: il titolare sei tu, e informativa, prova del consenso e registro dei trattamenti restano a tuo carico. Il limite pratico è che segmenti per base giuridica e campi di consenso vanno costruiti a mano.

Scelta migliore

mailerlite.com

02

Brevo

Brevo pubblica il proprio accordo di trattamento su brevo.com/legal/dpa e permette di impostare moduli di iscrizione e conferme. L’informativa del fornitore menziona trasferimenti fuori dallo Spazio economico europeo: chiedi con quali garanzie avvengono e annota la risposta nel tuo registro dei trattamenti. Ha senso per chi cerca anche SMS e WhatsApp, a patto di tenere consensi separati per canale.

Ideale se vuoi leggere il DPA online

brevo.com

03

ActiveCampaign

ActiveCampaign mette a disposizione un modello di DPA e permette di creare campi personalizzati sul contatto, ad esempio fonte e data del consenso. Questi campi li devi definire tu e usarli nei segmenti di invio. Il fornitore non dichiara la regione di hosting nella scheda che abbiamo letto: chiedila per iscritto. È più adatto a chi ha già un consulente che imposta le automazioni.

Ideale per tracciare il consenso

activecampaign.com

04

HubSpot

Con HubSpot email e anagrafica clienti stanno nello stesso archivio, il che semplifica rispondere a una richiesta di accesso ma amplia ciò che devi mappare nel registro dei trattamenti. L’accordo di trattamento è disponibile su legal.hubspot.com/dpa. Verifica dove sono i dati, quali sub-responsabili entrano nel quadro e se la tua attività ha bisogno di una piattaforma così ampia.

Ideale se esiste già un CRM

hubspot.com

05

Mailchimp

Mailchimp è lo strumento che molti consulenti e agenzie italiane conoscono già, e il suo addendum sul trattamento dei dati è pubblicato su mailchimp.com/legal/data-processing-addendum. Il materiale che abbiamo letto non indica la regione di hosting: chiedila e verifica con il DPO come vengono trattati gli eventuali trasferimenti fuori dall’Unione. Facile da gestire, ma il costo cresce per fasce di contatti.

Ideale per chi lavora con consulenti esterni

mailchimp.com

06

GetResponse

GetResponse permette di raccogliere iscrizioni da landing page e webinar, e pubblica un accordo di trattamento su getresponse.com/legal/dpa. Ogni pagina è un punto di raccolta del consenso: controlla che la casella non sia preselezionata, che il testo sia in italiano e che l’informativa sia raggiungibile. Il fornitore non ha un piano gratuito, quindi provalo prima di caricare i contatti veri.

Ideale per iscrizioni con landing page

getresponse.com

07

Omnisend

Omnisend manda email e SMS ai clienti di un negozio online, e l’accordo di trattamento è consultabile su omnisend.com/legal/data-processing-agreement. I due canali richiedono consensi distinti: assicurati che il modulo di iscrizione e il carrello li raccolgano separati, e che tu possa esportare la prova di entrambi. Per un sito che non vende online il vantaggio è minimo.

Ideale per e-shop con email e SMS

omnisend.com

Cosa valutare prima di scegliere

Accordo di trattamento (DPA) firmabile

Il fornitore di email marketing tratta dati personali per tuo conto, quindi serve un accordo tra titolare e responsabile del trattamento (art. 28 GDPR). Cerca nella pagina legale del fornitore un DPA che puoi consultare, scaricare e conservare, e verifica se l’accettazione è automatica con i termini d’uso o richiede una firma. Chiedi anche l’elenco dei sub-responsabili: sono le aziende a cui il fornitore a sua volta affida parte del servizio.

Dove stanno i dati e chi li trasferisce

Non dare per scontato che “europeo” significhi dati in Europa. Leggi nel DPA e nell’informativa del fornitore dove sono ospitati i dati e se sono previsti trasferimenti fuori dallo Spazio economico europeo, e con quali garanzie. Se il fornitore non lo dichiara in modo chiaro, chiedilo per iscritto e conserva la risposta insieme al DPA. Il tuo DPO o consulente privacy potrà dirti se la soluzione è accettabile per la tua attività.

Prova del consenso esportabile

Se un giorno il Garante o un iscritto ti chiedono di dimostrare il consenso, devi poter mostrare chi, quando, da quale modulo e con quale testo. Verifica che lo strumento salvi data, ora e fonte dell’iscrizione sul profilo e che tu possa esportarli. Un campo personalizzato con la versione dell’informativa letta al momento dell’iscrizione costa pochi minuti ed evita discussioni lunghe nel caso di una contestazione.

Moduli, casella e doppia conferma

Il consenso deve essere un gesto positivo: casella non preselezionata, testo chiaro in italiano, finalità specifica e link all’informativa. Il doppio consenso (email di conferma) non è imposto dalla legge ma ti protegge da chi iscrive indirizzi altrui, e rende la lista più pulita. Controlla che il modulo, la pagina di conferma e il messaggio di benvenuto si possano scrivere nella tua lingua e senza sviluppatori.

Accesso, rettifica e cancellazione

Ogni iscritto può chiederti i suoi dati, di correggerli o di cancellarli: di norma la risposta va data entro un mese, e il tuo DPO ti dirà come gestire i casi particolari. Controlla che lo strumento permetta di esportare tutto ciò che sai di un contatto (profilo, campi, storico di invii) e di eliminarlo davvero, non solo di disiscriverlo, e che la cancellazione non lasci copie in altri elenchi del tuo account.

Clienti, soft spam e iscritti separati

Per i clienti l’art. 130 del Codice Privacy ammette in certi casi l’invio di comunicazioni su prodotti o servizi analoghi a quelli già acquistati senza consenso esplicito, purché ci sia l’informativa e la possibilità di opporsi a ogni messaggio. Verifica col consulente se rientri nel caso. Lo strumento deve permetterti di tenere i due gruppi distinti, in segmenti con regole diverse e senza mescolarli quando importi nuovi contatti.

Per approfondire

Domande frequenti

Basta scegliere un fornitore europeo per essere a posto?

No. Il fornitore è responsabile del trattamento: tratta i dati secondo le tue istruzioni e deve garantire misure di sicurezza, ma lo scopo, la base giuridica, l’informativa e il consenso sono scelte tue. Un fornitore con sede in Europa semplifica alcune verifiche, non sostituisce il registro del consenso, l’informativa o la nomina scritta a responsabile. Resta anche da controllare dove sono i dati e quali sub-fornitori il servizio utilizza.

Posso scrivere ai miei clienti senza chiedere un nuovo consenso?

In alcuni casi sì: l’art. 130, comma 4, del Codice Privacy consente di usare l’indirizzo email lasciato in occasione di un acquisto per proporre prodotti o servizi analoghi, purché il cliente sia stato informato e possa opporsi in modo semplice a ogni messaggio. Il perimetro è stretto: si parla di prodotti analoghi, non di qualunque offerta o di terzi. Per applicarlo alla tua attività fatti confermare da un consulente o dal DPO.

Che cosa scrivo accanto alla casella di consenso?

Una frase breve e specifica, ad esempio: “Voglio ricevere la newsletter mensile di Nome Attività con novità e offerte; posso annullare l’iscrizione in qualsiasi momento”. Vicino metti il link all’informativa privacy e indica con che frequenza scriverai. Non unire questo consenso all’accettazione delle condizioni di vendita o alla richiesta di un preventivo: devono essere scelte distinte e la casella non deve comparire già selezionata.

Posso iscrivere alla newsletter chi mi ha scritto dal modulo contatti del sito?

Non in automatico. Chi ti scrive per chiedere informazioni o un preventivo ti sta dando i dati per ricevere una risposta, non per entrare in una lista promozionale. Puoi usarli per rispondere e per gestire la richiesta; per inserirli nella newsletter serve un consenso a parte, raccolto con una casella dedicata nel modulo. Se hai già mescolato le due liste, separa i contatti e sentiti con il tuo consulente per sistemare la situazione.

Per quanto tempo posso tenere i contatti inattivi?

La legge non fissa una durata uguale per tutti: i dati vanno conservati per il tempo necessario allo scopo per cui sono stati raccolti, ed è il titolare a definire e documentare i termini. Una prassi sensata è stabilire per iscritto un periodo massimo di inattività, dopo il quale chiedi la riconferma o elimini il contatto, e riportarlo nell’informativa. Quale periodo sia adatto alla tua attività decidilo con il DPO o il consulente.

Serve un DPO per mandare una newsletter?

Non in modo automatico: la nomina di un responsabile della protezione dei dati è obbligatoria solo in casi precisi indicati dal GDPR, ad esempio per enti pubblici o per trattamenti su larga scala di certe categorie di dati. Una piccola impresa che gestisce una newsletter di clienti spesso non rientra, ma conviene chiedere conferma a un consulente. Anche senza DPO restano obbligatori informativa, base giuridica, accordo con il fornitore e gestione delle richieste.

Posso scrivere ai minorenni o ai loro genitori?

Per i minori la materia è delicata. Nel nostro ordinamento il minore può dare il consenso al trattamento dei propri dati in relazione ai servizi della società dell’informazione solo dai quattordici anni; sotto quella soglia serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale (art. 2-quinquies del Codice Privacy). Scuole, centri estivi e negozi per ragazzi dovrebbero scrivere ai genitori e verificare con il DPO come documentare chi ha dato il consenso.

Posso comprare o ricevere da un partner una lista di contatti?

È un terreno rischioso: il consenso a ricevere promozioni va dato a te, in modo specifico e informato, e una lista acquistata raramente lo documenta. Il Garante ha sanzionato più volte invii commerciali basati su elenchi di provenienza incerta. Molti fornitori vietano inoltre di caricare contatti senza consenso, e puoi vederti sospendere l’account. Se un partner ti propone un elenco, prima di tutto fatti mostrare la prova del consenso e chiedi il parere del tuo consulente.