Campagne Email
Aggiornato 2026

Comunicare con i dipendenti per email: chi legge, chi no e che cosa si può misurare

La comunicazione interna ha due problemi che le newsletter ai clienti non hanno: una parte del personale, in reparto, in magazzino o in negozio, non ha un indirizzo aziendale, e tracciare le aperture dei dipendenti tocca la disciplina sul controllo a distanza dei lavoratori. Brevo è un buon punto di partenza per un’azienda di qualche decina o centinaio di persone, perché manda email e SMS dallo stesso account e ha un piano gratuito. Prima di scegliere, chiedi al consulente del lavoro e al DPO che cosa puoi registrare e con quali accordi.

Strumenti consigliati

01

Brevo

Brevo è la scelta più pratica per un’azienda che deve raggiungere sia chi ha una casella aziendale sia chi lavora a turni e non ce l’ha: email e SMS stanno nello stesso account, come indica brevo.com/pricing. Il limite è di natura: è uno strumento di marketing, non un’intranet, e il tracciamento delle aperture sui dipendenti va concordato con consulente del lavoro, DPO e, se previste, rappresentanze sindacali. Le comunicazioni formali richiedono altri canali.

Scelta migliore

brevo.com

02

MailerLite

Per un’impresa fino a duecento persone che vuole una newsletter interna, MailerLite offre un editor semplice e gruppi per reparto. Con 200 dipendenti, una newsletter a settimana vale circa 800 email al mese. Per un organico fino a 500 persone il Comfort costa 12 $ al mese, secondo mailerlite.com/pricing. Gli operai senza casella aziendale restano fuori: serve un altro canale.

Ideale per una piccola azienda ordinata

mailerlite.com

03

Mailchimp

Mailchimp ha editor e modelli diffusi. Per 200 dipendenti, quindi pochi contatti, il livello Standard parte da 20 $ al mese per 500 contatti, secondo mailchimp.com/pricing: valuta se una newsletter interna giustifica una spesa fissa. Per i gruppi per reparto controlla come si gestiscono nel piano scelto.

Ideale per chi lo conosce già

mailchimp.com

04

ActiveCampaign

Per l’accoglienza di chi entra in azienda, con messaggi prima del primo giorno, alla prima settimana e a fine mese, ActiveCampaign usa date e condizioni e può avvisare il responsabile del personale. Il listino su activecampaign.com/pricing indica 15 $ al mese per il livello Starter, a 1.000 contatti e con pagamento annuale, e 5 azioni per automazione. Chiedi al DPO un accordo sul trattamento dei dati con il fornitore.

Ideale per l’inserimento dei nuovi assunti

activecampaign.com

05

Kit (ConvertKit)

Se la comunicazione interna è una lettera periodica del titolare o della direzione, Kit funziona bene: il suo piano gratuito, secondo kit.com/pricing, copre fino a 10.000 iscritti con moduli e invii singoli. Per sequenze automatiche serve il Creator, che costa 33 $ al mese con 1.000 iscritti se si paga l’anno. È pensato per i creatori e ha l’interfaccia in inglese: valuta se il tuo personale ne ha bisogno.

Ideale per una lettera della direzione

kit.com

06

Moosend

Moosend ha, secondo moosend.com/pricing, una prova di 30 giorni e un livello Pro da 7 $ al mese per 500 contatti con pagamento annuale e con email illimitate: per un’azienda di trecento dipendenti con comunicazioni frequenti il tetto mensile non è un problema. L’interfaccia è in inglese; usa la prova per vedere come lavorano i gruppi per reparto e le liste di esclusione.

Ideale per molti invii a pochi contatti

moosend.com

07

AWeber

Secondo aweber.com/pricing il livello Lite costa 15 $ al mese per 500 iscritti e ammette una sola lista e 3 automazioni; il Plus, 30 $, toglie questi limiti. Per dividere il personale per reparto o sede una sola lista è poco: controlla come lavorano i gruppi nel piano che scegli. Interfaccia in inglese.

Ideale per un’azienda con poche liste

aweber.com

Cosa valutare prima di scegliere

Chi non ha una casella aziendale

In molte aziende operai, magazzinieri, addetti di negozio e personale a turni non hanno un indirizzo aziendale. Usare email personale o numero privato per comunicazioni di lavoro è un tema delicato: chiedi al consulente del lavoro e al DPO se e come farlo, con quale informativa e con quale consenso. Valuta canali alternativi, come bacheca, app dei turni o SMS al numero aziendale, e verifica quali lo strumento copre.

Statuto dei lavoratori e tracciamento delle aperture

L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori disciplina gli strumenti dai quali può derivare un controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, con regole su accordi sindacali o autorizzazioni. Il tracciamento di aperture e clic sulle email dei dipendenti è una zona da verificare: chiedi al consulente del lavoro, al DPO e, se necessario, alle rappresentanze prima di attivarlo. Più semplice è disattivarlo e chiedere una conferma di lettura volontaria.

Segmenti per reparto, sede e turno

Un’azienda ha reparti, sedi, turni e livelli. Cerca uno strumento che permetta gruppi o campi per ciascuno e un invio che usi più criteri insieme: tutto il magazzino di Verona, solo il turno di notte. L’elenco va aggiornato quando qualcuno entra, cambia mansione o esce: decidi chi se ne occupa e ogni quanto, perché un ex dipendente che continua a ricevere messaggi interni è un problema di riservatezza.

Comunicazioni con valore formale

Contestazioni disciplinari, modifiche contrattuali, cedolini e avvisi sulla sicurezza hanno regole proprie di forma e di prova: l’email di una newsletter non basta e un’apertura non prova la lettura. Per le comunicazioni formali usa i canali indicati dal tuo consulente del lavoro, per esempio PEC, consegna firmata o piattaforme di gestione del personale. Lo strumento email resta per informazioni generali, eventi e novità.

Dati dei dipendenti e fornitore

Caricare nello strumento nomi, email e telefoni dei dipendenti significa affidarli a un fornitore: servono un accordo sul trattamento dei dati, informazioni su dove si trovano i server e su quanto a lungo i dati vengono conservati. Raccogli solo ciò che serve: nome, reparto, indirizzo. Non inserire dati su salute, iscrizione a sindacati o procedimenti disciplinari in campi o etichette.

Tono, frequenza e due vie di risposta

Un messaggio interno si legge solo se è breve, utile e regolare: una newsletter a giorno fisso, un oggetto chiaro e un solo argomento per messaggio. Prevedi un indirizzo di risposta presidiato e un modo per fare domande senza esporsi, se la cultura aziendale lo consente. Non tutte le informazioni vanno a tutti: l’annuncio di una riorganizzazione deve arrivare prima a chi è coinvolto.

Per approfondire

Domande frequenti

Ogni quanto mando comunicazioni ai dipendenti?

Una newsletter a cadenza fissa, per esempio ogni venerdì o ogni due settimane, e messaggi isolati soltanto per avvisi urgenti come una chiusura, un cambio di turno o un’allerta meteo. Meglio pochi messaggi riconoscibili che molti brevi. Evita invii serali e nei giorni di riposo, salvo emergenze; per chi lavora in smart working esiste il tema della disconnessione, da verificare con il consulente del lavoro.

Come dimostro che un avviso importante è stato letto?

Un’apertura non dimostra che il dipendente abbia letto e capito. Per gli avvisi che contano, come istruzioni di sicurezza, regole di turno o variazioni dell’orario, prevedi un passaggio in più: una risposta con la parola «letto», la firma su un foglio di presa visione, un breve incontro con il responsabile. Per gli avvisi con valore formale chiedi al consulente del lavoro quale forma serve.

Come annuncio una riorganizzazione o una notizia difficile?

Prima di persona o in un incontro, poi l’email come promemoria scritto. Chi è coinvolto deve saperlo prima degli altri e dal suo responsabile, non da un messaggio a tutti. Scrivi in modo chiaro che cosa cambia, da quando e a chi chiedere. Se ci sono aspetti contrattuali o sindacali, concorda testo e tempi con il consulente del lavoro e con le rappresentanze. Evita toni da comunicato e numeri non verificati.

Una newsletter interna deve avere il link per disiscriversi?

Per comunicazioni di servizio legate al rapporto di lavoro, come turni e sicurezza, la disiscrizione non ha senso, perché sono necessarie. Per una newsletter facoltativa, con novità, eventi e vita aziendale, è buona prassi offrire un modo per non riceverla. Distinguere i due tipi di messaggio e usare liste diverse evita errori. Il criterio da condividere con il DPO è semplice: che cosa è obbligatorio e che cosa è soltanto informativo.

Che cosa metto nella sequenza di benvenuto per i nuovi assunti?

Un messaggio prima del primo giorno con orario, luogo, chi accoglie, che cosa portare e come arrivare; uno il primo giorno con i riferimenti pratici, come turni, badge, mensa e contatti; uno dopo una settimana con un controllo informale e i recapiti delle risorse umane. Se parte tutto da un’automazione, ricorda che i dati del nuovo assunto appartengono al rapporto di lavoro: nel contratto o nell’informativa va indicato come vengono usati.

Posso usare WhatsApp o gli SMS per i dipendenti?

Si può, con cautela: il numero privato del lavoratore è un dato personale e usarlo per comunicazioni di lavoro richiede un’informativa e, per canali come WhatsApp, un accordo chiaro su orari e contenuti. Per gli SMS usa possibilmente un numero aziendale. Verifica tutto con il consulente del lavoro e con il DPO. Lo strumento email può inviare SMS soltanto se il piano lo prevede, e ogni messaggio ha un costo.

Dove prendo l’elenco dei dipendenti da caricare?

Dal gestionale del personale o dall’ufficio paghe, in un file con solo nome, reparto e indirizzo. Evita di copiare l’intera anagrafica: più dati carichi, più dati devi proteggere. Aggiorna l’elenco a ogni assunzione e cessazione, con una data fissa nel mese. Se un consulente esterno cura le paghe, chiedigli come esportare il file e chi può ricevere la lista. Elimina i file scaricati dopo averli caricati.

Come misuro se la comunicazione interna funziona?

Con domande dirette: ogni trimestre chiedi a un campione di persone, anche a voce, che cosa hanno letto e che cosa hanno capito, e conta quante domande ripetute arrivano alle risorse umane dopo un avviso. Meno domande vuol dire testo più chiaro. Se tracci le aperture vale la regola prudente: nessun dato nominativo, solo un dato aggregato per gruppo, ma sentendo prima consulente del lavoro e DPO.

Meglio email, intranet o app per la comunicazione interna?

Dipende dall’azienda. L’email è semplice e arriva a chi ha una casella; un’intranet o un’app per il personale raggiunge anche chi è in turno e permette bacheche e commenti, ma costa e va gestita. Un’azienda piccola può cominciare con una newsletter e una bacheca fisica; se gran parte del personale non ha l’email, un canale pensato per i reparti ha più senso di uno strumento di marketing.

Posso mandare comunicazioni sindacali con lo stesso strumento?

È una questione da concordare: le comunicazioni delle rappresentanze sindacali hanno regole proprie sul diritto di affissione e di comunicazione nei luoghi di lavoro, stabilite da legge e contratto. Non usare lo strumento aziendale per scopi diversi da quelli concordati e non mescolare comunicazioni dell’azienda e delle rappresentanze nello stesso messaggio. Se un accordo lo prevede, rispettane forme e destinatari: chiedi al consulente del lavoro.