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Aggiornato 2026

Lasciare Substack o affiancarlo: che cosa conviene a chi scrive in italiano

Su Substack scrivere è facile, ma gli iscritti vivono dentro una piattaforma altrui: la quota sugli abbonamenti cresce con i paganti e alcune scelte non dipendono da te. Prima di cambiare conviene chiedersi cosa vuoi controllare davvero, se la lista, il mittente o il prezzo. Kit è il punto di partenza più lineare per chi vende contenuti a pagamento e vuole fare i conti con un canone anziché con una percentuale; Beehiiv e MailerLite sono le alternative sensate. Qui sotto trovi criteri e risposte per decidere con i tuoi numeri.

Strumenti consigliati

01

Kit (ConvertKit)

Kit è la scelta più lineare per uno scrittore che vuole una lista propria e vende contenuti a pagamento. Secondo substack.com/going-paid la piattaforma trattiene il 10% degli incassi da abbonamenti, oltre alle commissioni della carta; Kit, secondo kit.com/pricing, funziona con un canone: il livello Creator per 1.000 iscritti costa 33 $ al mese con fatturazione annuale. Il limite è che le sequenze partono da quel livello e che la scoperta tra lettori, che Substack offre con la sua rete, qui devi costruirla da solo.

Scelta migliore

kit.com

02

Beehiiv

Se vuoi mantenere la stessa idea, newsletter con sito e archivio pubblico, e in più abbonamenti a pagamento, Beehiiv è la piattaforma più vicina nello spirito. Il suo listino indica un piano gratuito fino a 2.500 iscritti e il livello Lite a 49 $ al mese con fatturazione annuale, che include gli abbonamenti a pagamento. Il piano gratuito ha una sola pubblicazione: chi gestisce più testate deve fare i conti prima di partire.

Ideale per la migrazione più simile

beehiiv.com

03

MailerLite

Per chi lascia Substack perché vuole controllare l’aspetto dell’email e del sito, MailerLite offre editor, pagine, siti e prodotti digitali. Nel listino su mailerlite.com/pricing il livello Comfort per 1.000 iscritti costa 19 $ al mese con pagamento mensile. Non ha una rete di raccomandazioni tra newsletter e l’abbonamento a pagamento va verificato nel dettaglio: leggi cosa include il piano che ti serve prima di spostare i paganti.

Ideale se vuoi pagine e design tuoi

mailerlite.com

04

Brevo

Se pubblichi un numero al mese a una lista ampia e gratuita, senza paganti, un prezzo basato sul volume di email conviene più di una quota per iscritto. Per il centro assistenza di Brevo il piano gratuito conserva fino a 100.000 contatti con 300 invii al giorno. Non è uno strumento editoriale: niente archivio nativo da vetrina né rete di lettori, e i paganti richiedono un servizio a parte.

Ideale per chi scrive poco e a molti

brevo.com

05

Mailchimp

Molti hanno una lista dimenticata in Mailchimp, creata prima di arrivare su Substack: ha senso riunire tutto e ripulire. Il listino su mailchimp.com/pricing indica un piano gratuito con 250 contatti e 500 invii al mese, e i prezzi salgono a fasce con la lista. Per un lavoro editoriale con paganti non è la scelta più naturale: le funzioni di abbonamento a pagamento vanno cercate altrove.

Ideale se hai già un vecchio account

mailchimp.com

06

ActiveCampaign

Se la newsletter è la vetrina di un’attività di consulenza o formazione, ActiveCampaign tiene insieme email, CRM e percorsi condizionali: da chi legge a chi chiede un colloquio. Non esiste un piano gratuito e non è pensato per un lavoro editoriale a pagamento; per un solo scrittore con abbonamenti il costo non si giustifica, a meno che i ricavi vengano dai servizi.

Ideale per chi vende consulenze ai lettori

activecampaign.com

07

GetResponse

Quando la newsletter si affianca a corsi e incontri dal vivo, il livello Creator del listino di GetResponse include webinar, sito, creatore di corsi e abbonamenti premium alle newsletter. Costa di più di una piattaforma editoriale e non ha un piano gratuito permanente. Prima di migrare controlla come importa gli iscritti a pagamento, perché i dati sui pagamenti restano altrove.

Ideale se aggiungi corsi e webinar

getresponse.com

Cosa valutare prima di scegliere

Un’esportazione che porta con sé tutto

Prima di spostare la lista, scarica l’esportazione e guarda cosa contiene. Secondo la pagina di assistenza di Substack il file degli iscritti non comprende i nomi: se li hai usati per personalizzare i saluti, quel dato va recuperato altrove. Controlla se escono data d’iscrizione, tipo di abbonamento e fonte, e se il nuovo strumento li importa in campi o tag. Conserva una copia del file prima di ogni passaggio.

Abbonati a pagamento e rinnovi in corso

I lettori che pagano hanno un abbonamento attivo presso un processore di pagamento, e non basta importare un indirizzo email per spostarli. Chiedi a entrambi i servizi cosa è possibile fare con abbonamenti già avviati, se serve che ciascun lettore autorizzi di nuovo il pagamento e come evitare doppi addebiti nei giorni di passaggio. Scrivi ai paganti prima, spiegando che cosa cambia nel loro conto e quando.

Percentuale sugli incassi o canone fisso

Il costo di una piattaforma con quota percentuale cresce in proporzione ai ricavi, quello di un canone cresce in base al numero di iscritti, anche gratuiti. Con tanti lettori gratuiti e pochi paganti conviene spesso la percentuale; con tanti paganti e una lista contenuta, il canone. Fai il conto con i numeri attuali e con quelli che speri tra un anno, includendo le commissioni del processore di pagamento che restano in entrambi i casi.

Mittente e dominio che restano tuoi

Secondo la guida di Substack sul dominio personalizzato, anche con un dominio proprio le email partono comunque da un indirizzo di Substack. Con uno strumento tuo puoi autenticare un dominio con SPF e DKIM e scrivere da un indirizzo che ti appartiene. Il cambio però ha un costo di reputazione: i primi invii da un mittente nuovo vanno fatti con cautela, partendo dai lettori più attivi, e vanno annunciati prima.

Cosa perdi lasciando la piattaforma

Substack ha un’app per i lettori e una rete di raccomandazioni tra newsletter: sono canali di scoperta che uno strumento di posta non possiede. Guarda nei tuoi numeri da dove arrivano i nuovi iscritti: se la maggior parte viene dalla piattaforma, lasciarla ha un costo di crescita. Se invece arrivano da social, passaparola e link esterni, la perdita è modesta. Fai questa verifica prima di scegliere, non dopo.

Consenso e trasferimento dei dati

Importare una lista non crea un consenso nuovo: gli iscritti hanno accettato di ricevere la tua newsletter, ma con l’informativa della piattaforma di partenza. Aggiorna l’informativa privacy con il nuovo fornitore e indica dove sono conservati i dati. Chiedi al nuovo fornitore un accordo di trattamento (DPA) e dove stanno i server, e verifica con il tuo consulente o DPO se serve un messaggio di avviso agli iscritti.

Per approfondire

Domande frequenti

Quando ha senso lasciare Substack e quando no?

Lascia la piattaforma quando un limite concreto ti blocca: una percentuale che pesa sui ricavi, la mancanza di automazioni, il mittente che non è il tuo, l’impossibilità di vendere altro oltre all’abbonamento. Se invece il problema è soltanto che altri scrittori usano un altro strumento, resta dove sei. Annota per un mese quali funzioni ti mancano e quante ore perdi per aggirarle: se la lista è breve, la migrazione non vale la fatica.

Posso tenere Substack e usare un altro strumento insieme?

Sì, ma con un confine netto. Puoi usare Substack come vetrina e archivio pubblico e un altro strumento per la lista e le sequenze, a condizione che ogni lettore stia in un solo elenco e riceva un solo invio. Due liste parallele producono doppioni, disiscrizioni che non si sincronizzano e consensi difficili da dimostrare. Se tieni entrambi, decidi quale è la fonte principale e usa l’altro solo per pubblicare, senza inviare email.

Come avviso i lettori che cambio indirizzo di invio?

Manda due messaggi dalla piattaforma attuale: uno due settimane prima, con data e motivo, e uno il giorno del cambio, con le istruzioni. Chiedi di aggiungere il nuovo mittente ai contatti e, se il primo numero finisce tra le promozioni o nello spam, di spostarlo nella posta principale. Chi risponde o clicca aiuta i programmi di posta a riconoscerti. Scrivi in chiaro anche cosa resta uguale: giorno di uscita, tema, costo.

In che ordine faccio la migrazione, passo per passo?

Prima apri il nuovo account e configura il dominio con SPF e DKIM. Poi esporta la lista e importala in una prova, controllando che tag e date siano arrivati. Costruisci modulo di iscrizione e messaggio di benvenuto, manda un numero di prova a te e a pochi lettori fidati. Solo dopo sposta le iscrizioni del sito e avvisa tutti. Chiudi il vecchio invio quando le risposte sono arrivate e lascia il vecchio archivio online ancora un po’.

Che fine fanno i vecchi articoli e i link già condivisi?

I link ai tuoi vecchi numeri sono già in giro: sui social, nei motori di ricerca, nelle email inoltrate. Prima di chiudere o spostare l’archivio verifica cosa succede a quegli indirizzi. Se li porti su un tuo dominio, prepara una tabella che collega ogni vecchio indirizzo al nuovo e chiedi di impostare i reindirizzamenti. Quando non è possibile spostarli tutti, tieni online almeno i numeri più letti e aggiungi un invito a iscriversi nel nuovo indirizzo.

E i lettori abituati a leggere dall’app?

Chi legge nell’app della piattaforma non ha un indirizzo di posta aperto sul tuo mittente: potrebbe non accorgersi dello spostamento. Spiega nel messaggio d’addio come iscriversi con un indirizzo email e dove trovarti, con un link semplice. Considera che una parte dei lettori scivolerà via nel passaggio, e conta quella perdita nel confronto con i costi risparmiati. Non promettere app o funzioni che il nuovo strumento non ha.

Come scelgo tra Kit, Beehiiv e MailerLite?

Parti da cosa vendi. Se sono contenuti a pagamento e prodotti digitali con un canone prevedibile, guarda Kit; se vuoi una testata con sito e archivio simile a quello che hai, Beehiiv; se ti interessa soprattutto l’aspetto e il prezzo contenuto per liste piccole, MailerLite. Apri un account di prova in ciascuno con una decina di indirizzi tuoi, invia lo stesso numero e confronta editor, anteprima da telefono e tempo necessario per preparare un invio.

Quando evito di fare la migrazione?

Evita le settimane in cui il tuo pubblico è meno attento o tu sei meno disponibile: la seconda metà di agosto, il periodo di Natale, i ponti, il lancio di un libro o di un corso. Scegli un periodo di due o tre settimane tranquille, tra fine settembre e novembre o tra gennaio e marzo, e lascia un margine per correggere errori. Non cambiare nello stesso momento strumento, aspetto e frequenza: perderesti ogni modo di capire cosa ha funzionato.

Posso cambiare il prezzo dell’abbonamento mentre migro?

È meglio non farlo nello stesso momento: un aumento in coincidenza con il cambio di piattaforma confonde i lettori e rende difficile capire perché alcuni se ne vanno. Se devi modificare il prezzo, avvisa i paganti per tempo e per iscritto, secondo le condizioni che hai indicato al momento dell’acquisto; per i dettagli sui diritti dei consumatori nei contratti a distanza chiedi a un professionista. Mantieni almeno per un ciclo le tariffe attuali.

Quanto tempo e quanto lavoro richiede il passaggio?

Con una lista piccola e nessun pagante bastano un paio di pomeriggi: importazione, modulo, benvenuto, prova. Con paganti, dominio, archivio e più sequenze il lavoro si misura in settimane, e conta anche il tempo per rispondere ai lettori che chiedono aiuto. Metti in conto il periodo in cui paghi due servizi insieme, perché il vecchio va tenuto finché i rinnovi non sono passati. Il costo vero non è il canone: sono le ore e le disiscrizioni durante il cambio.