Cosa valutare prima di scegliere
Un’esportazione che porta con sé tutto
Prima di spostare la lista, scarica l’esportazione e guarda cosa contiene. Secondo la pagina di assistenza di Substack il file degli iscritti non comprende i nomi: se li hai usati per personalizzare i saluti, quel dato va recuperato altrove. Controlla se escono data d’iscrizione, tipo di abbonamento e fonte, e se il nuovo strumento li importa in campi o tag. Conserva una copia del file prima di ogni passaggio.
Abbonati a pagamento e rinnovi in corso
I lettori che pagano hanno un abbonamento attivo presso un processore di pagamento, e non basta importare un indirizzo email per spostarli. Chiedi a entrambi i servizi cosa è possibile fare con abbonamenti già avviati, se serve che ciascun lettore autorizzi di nuovo il pagamento e come evitare doppi addebiti nei giorni di passaggio. Scrivi ai paganti prima, spiegando che cosa cambia nel loro conto e quando.
Percentuale sugli incassi o canone fisso
Il costo di una piattaforma con quota percentuale cresce in proporzione ai ricavi, quello di un canone cresce in base al numero di iscritti, anche gratuiti. Con tanti lettori gratuiti e pochi paganti conviene spesso la percentuale; con tanti paganti e una lista contenuta, il canone. Fai il conto con i numeri attuali e con quelli che speri tra un anno, includendo le commissioni del processore di pagamento che restano in entrambi i casi.
Mittente e dominio che restano tuoi
Secondo la guida di Substack sul dominio personalizzato, anche con un dominio proprio le email partono comunque da un indirizzo di Substack. Con uno strumento tuo puoi autenticare un dominio con SPF e DKIM e scrivere da un indirizzo che ti appartiene. Il cambio però ha un costo di reputazione: i primi invii da un mittente nuovo vanno fatti con cautela, partendo dai lettori più attivi, e vanno annunciati prima.
Cosa perdi lasciando la piattaforma
Substack ha un’app per i lettori e una rete di raccomandazioni tra newsletter: sono canali di scoperta che uno strumento di posta non possiede. Guarda nei tuoi numeri da dove arrivano i nuovi iscritti: se la maggior parte viene dalla piattaforma, lasciarla ha un costo di crescita. Se invece arrivano da social, passaparola e link esterni, la perdita è modesta. Fai questa verifica prima di scegliere, non dopo.
Consenso e trasferimento dei dati
Importare una lista non crea un consenso nuovo: gli iscritti hanno accettato di ricevere la tua newsletter, ma con l’informativa della piattaforma di partenza. Aggiorna l’informativa privacy con il nuovo fornitore e indica dove sono conservati i dati. Chiedi al nuovo fornitore un accordo di trattamento (DPA) e dove stanno i server, e verifica con il tuo consulente o DPO se serve un messaggio di avviso agli iscritti.
Domande frequenti
Quando ha senso lasciare Substack e quando no?
Lascia la piattaforma quando un limite concreto ti blocca: una percentuale che pesa sui ricavi, la mancanza di automazioni, il mittente che non è il tuo, l’impossibilità di vendere altro oltre all’abbonamento. Se invece il problema è soltanto che altri scrittori usano un altro strumento, resta dove sei. Annota per un mese quali funzioni ti mancano e quante ore perdi per aggirarle: se la lista è breve, la migrazione non vale la fatica.
Posso tenere Substack e usare un altro strumento insieme?
Sì, ma con un confine netto. Puoi usare Substack come vetrina e archivio pubblico e un altro strumento per la lista e le sequenze, a condizione che ogni lettore stia in un solo elenco e riceva un solo invio. Due liste parallele producono doppioni, disiscrizioni che non si sincronizzano e consensi difficili da dimostrare. Se tieni entrambi, decidi quale è la fonte principale e usa l’altro solo per pubblicare, senza inviare email.
Come avviso i lettori che cambio indirizzo di invio?
Manda due messaggi dalla piattaforma attuale: uno due settimane prima, con data e motivo, e uno il giorno del cambio, con le istruzioni. Chiedi di aggiungere il nuovo mittente ai contatti e, se il primo numero finisce tra le promozioni o nello spam, di spostarlo nella posta principale. Chi risponde o clicca aiuta i programmi di posta a riconoscerti. Scrivi in chiaro anche cosa resta uguale: giorno di uscita, tema, costo.
In che ordine faccio la migrazione, passo per passo?
Prima apri il nuovo account e configura il dominio con SPF e DKIM. Poi esporta la lista e importala in una prova, controllando che tag e date siano arrivati. Costruisci modulo di iscrizione e messaggio di benvenuto, manda un numero di prova a te e a pochi lettori fidati. Solo dopo sposta le iscrizioni del sito e avvisa tutti. Chiudi il vecchio invio quando le risposte sono arrivate e lascia il vecchio archivio online ancora un po’.
Che fine fanno i vecchi articoli e i link già condivisi?
I link ai tuoi vecchi numeri sono già in giro: sui social, nei motori di ricerca, nelle email inoltrate. Prima di chiudere o spostare l’archivio verifica cosa succede a quegli indirizzi. Se li porti su un tuo dominio, prepara una tabella che collega ogni vecchio indirizzo al nuovo e chiedi di impostare i reindirizzamenti. Quando non è possibile spostarli tutti, tieni online almeno i numeri più letti e aggiungi un invito a iscriversi nel nuovo indirizzo.
E i lettori abituati a leggere dall’app?
Chi legge nell’app della piattaforma non ha un indirizzo di posta aperto sul tuo mittente: potrebbe non accorgersi dello spostamento. Spiega nel messaggio d’addio come iscriversi con un indirizzo email e dove trovarti, con un link semplice. Considera che una parte dei lettori scivolerà via nel passaggio, e conta quella perdita nel confronto con i costi risparmiati. Non promettere app o funzioni che il nuovo strumento non ha.
Come scelgo tra Kit, Beehiiv e MailerLite?
Parti da cosa vendi. Se sono contenuti a pagamento e prodotti digitali con un canone prevedibile, guarda Kit; se vuoi una testata con sito e archivio simile a quello che hai, Beehiiv; se ti interessa soprattutto l’aspetto e il prezzo contenuto per liste piccole, MailerLite. Apri un account di prova in ciascuno con una decina di indirizzi tuoi, invia lo stesso numero e confronta editor, anteprima da telefono e tempo necessario per preparare un invio.
Quando evito di fare la migrazione?
Evita le settimane in cui il tuo pubblico è meno attento o tu sei meno disponibile: la seconda metà di agosto, il periodo di Natale, i ponti, il lancio di un libro o di un corso. Scegli un periodo di due o tre settimane tranquille, tra fine settembre e novembre o tra gennaio e marzo, e lascia un margine per correggere errori. Non cambiare nello stesso momento strumento, aspetto e frequenza: perderesti ogni modo di capire cosa ha funzionato.
Posso cambiare il prezzo dell’abbonamento mentre migro?
È meglio non farlo nello stesso momento: un aumento in coincidenza con il cambio di piattaforma confonde i lettori e rende difficile capire perché alcuni se ne vanno. Se devi modificare il prezzo, avvisa i paganti per tempo e per iscritto, secondo le condizioni che hai indicato al momento dell’acquisto; per i dettagli sui diritti dei consumatori nei contratti a distanza chiedi a un professionista. Mantieni almeno per un ciclo le tariffe attuali.
Quanto tempo e quanto lavoro richiede il passaggio?
Con una lista piccola e nessun pagante bastano un paio di pomeriggi: importazione, modulo, benvenuto, prova. Con paganti, dominio, archivio e più sequenze il lavoro si misura in settimane, e conta anche il tempo per rispondere ai lettori che chiedono aiuto. Metti in conto il periodo in cui paghi due servizi insieme, perché il vecchio va tenuto finché i rinnovi non sono passati. Il costo vero non è il canone: sono le ore e le disiscrizioni durante il cambio.